Il prato sintetico non è un ripiego per chi non ha voglia di tagliare l’erba. È la soluzione sensata in tutte le situazioni in cui il prato naturale parte già perdente:
Dove invece c’è sole, spazio e qualcuno che se ne può occupare, un prato naturale ben fatto resta una cosa diversa e migliore. Ve lo diciamo: la pagina sui prati e tappeti erbosi spiega come lo facciamo.
| Prato sintetico | Prato naturale | |
|---|---|---|
| Risultato | Immediato, uniforme tutto l’anno | Stagionale: splendido in primavera, sofferente in agosto |
| Manutenzione | Pulizia e spazzolata occasionale | Taglio, concimazione, arieggiatura, risemina |
| Acqua | Nessuna, salvo risciacqui | Irrigazione regolare da maggio a settembre |
| Ombra fitta | Indifferente | Rado, muschio, rischio di fallimento |
| Passaggio intenso | Regge bene | Si spela lungo i percorsi |
| Costo | Più alto alla posa, quasi nullo dopo | Più basso alla posa, ricorrente ogni anno |
La qualità di una posa sta quasi tutta sotto il manto. L’erba si sceglie, il fondo si costruisce.
Nelle pose fatte in fretta il punto debole non è mai il centro: sono i bordi. Il manto che si arriccia contro il muretto, la fuga aperta lungo il vialetto, l’angolo attorno al chiusino tagliato a occhio.
È anche il modo più rapido per giudicare un preventivo: chiedete come vengono risolti i bordi e i punti attorno agli ostacoli.
Rimuovere foglie e detriti prima che si decompongano, perché l’humus che si forma nelle fessure è esattamente il letto di semina di cui le infestanti hanno bisogno. Una spazzolata contropelo ogni tanto nelle zone di passaggio, per rialzare il filato schiacciato. Un risciacquo quando serve.
Non serve altro: niente tagli, niente concimazioni, niente irrigazione programmata.
Dipende dai metri quadri, dal tipo di fondo esistente e dal manto scelto. In sopralluogo misuriamo e vi diamo un prezzo chiuso.
Quasi. Serve un sottofondo preparato e drenante: è lì che si gioca la differenza fra una posa che dura e una che dopo due anni fa pieghe e ristagni. Su terrazzi e superfici già pavimentate la posa è più rapida; su terra il fondo va preparato.
In sopralluogo verifichiamo pendenze, scarichi ed esposizione e vi diciamo se conviene il sintetico o se in quel punto il prato vero se la cava benissimo.
Un manto di buona qualità, posato su un fondo fatto bene, resta in servizio per molti anni. Le due cose che lo consumano sono il calpestio concentrato sempre negli stessi punti e l’esposizione continua al sole, che nel tempo attenua il colore.
Il fattore che accorcia di più la vita di un sintetico non è l’usura del filato, ma il sottofondo: se cede o non drena, il manto si deforma e non c’è qualità di erba che tenga.
Molto meno di un prato vero, ma non zero. Serve rimuovere foglie e detriti, perché se restano producono humus nelle fessure e su quello germinano le infestanti; ogni tanto va ravvivato il filato con una spazzolata contropelo, soprattutto nelle zone di passaggio.
Nessun taglio, nessuna concimazione, nessuna irrigazione se non un risciacquo occasionale.
Sì, ed è anzi uno dei motivi per cui viene scelto più spesso: niente fango, niente buche, niente zone spelate lungo il percorso che il cane fa sempre.
La condizione è che il sottofondo dreni davvero, così che i lavaggi scendano invece di ristagnare. Con un buon drenaggio la pulizia è una questione di acqua e, quando serve, di un prodotto neutro.
Al sole pieno la superficie scalda più dell’erba vera, come qualsiasi materiale sintetico. Nelle ore centrali di luglio si sente, ed è un aspetto che va messo in conto in un’area totalmente esposta.
Nella pratica è raramente un problema dove il sintetico ha più senso — terrazzi ombreggiati, cortili, bordi piscina dove si passa bagnati — e una bagnatura veloce lo riporta subito a temperatura.
Costa di più il giorno della posa e molto meno negli anni successivi. Sul prato naturale la spesa iniziale è contenuta ma poi ci sono tagli, concimazioni, acqua e risemine ogni stagione.
Il conto si ribalta tanto prima quanto più l’area è piccola e difficile: su cento metri quadri in pieno sole il prato vero resta competitivo, su venti metri di cortile in ombra il sintetico ha già vinto in partenza.
Portateci nel punto peggiore del giardino: quello in ombra, quello sempre fangoso, quello che risemina ogni anno e ogni anno torna spelato.