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Impianti di irrigazione

L'acqua giusta
nel punto giusto.

Impianti interrati e a goccia, settori bilanciati e centraline programmabili, progettati sulla pianta reale del giardino invece che a occhio.

Perché un impianto si progetta

Un impianto di irrigazione sembra una questione di idraulica e invece è una questione di geometria. Il problema non è portare l’acqua: è distribuirla in modo uniforme su una superficie che ha forme irregolari, zone in ombra e zone in pieno sole, prato e aiuole con esigenze diverse.

Il difetto più comune negli impianti fatti a occhio è sempre lo stesso: pochi irrigatori distanti fra loro, che lasciano zone bagnate poco e zone bagnate troppo. Il risultato si vede sul prato come chiazze che tornano ogni anno negli stessi punti, e la reazione istintiva — aumentare i minuti di irrigazione — peggiora la situazione: le zone già sature marciscono, quelle scoperte restano asciutte lo stesso.

Come lo facciamo

  1. Verifica di portata e pressione disponibili. È il dato che decide quanti irrigatori possono lavorare insieme: da qui nasce il numero di settori, non il contrario.
  2. Divisione in settori per tipo di superficie e per esposizione. Prato e aiuole non vanno mai sullo stesso settore, e nemmeno una zona in pieno sole e una all’ombra: hanno bisogno di quantità diverse.
  3. Scelta e posizionamento degli irrigatori con sovrapposizione dei getti, in modo che ogni punto sia raggiunto da più di un irrigatore. È questo che rende la bagnatura uniforme.
  4. Linee gocciolanti nelle zone piantumate, al piede delle piante.
  5. Centralina programmabile, con programmi diversi per settore e, dove ha senso, sensore di pioggia.
  6. Collaudo settore per settore, con verifica visiva della copertura e regolazione delle traiettorie.
Meglio poche bagnature lunghe

Bagnare tanto e di rado spinge le radici in profondità e rende il prato più resistente. Bagnare poco e spesso le tiene in superficie: il prato diventa dipendente dall’impianto e alla prima settimana calda soffre lo stesso.

Le ore migliori sono le prime del mattino. Irrigare la sera lascia il fogliame bagnato tutta la notte, che è la condizione preferita dalle malattie fungine.

Apertura e chiusura stagionale

Sono i due appuntamenti che tengono in vita un impianto. In primavera si riapre, si verificano perdite e testine, si controlla che ogni settore copra ancora quello che copriva l’anno prima e si riprogramma la centralina sulla stagione.

In autunno si chiude: svuotamento delle linee, scarico dei punti bassi, messa a riposo della centralina. È l’operazione che evita il danno più banale e più caro, cioè l’acqua che gela dentro valvole e raccordi e li spacca.

Su chi ha un programma di manutenzione queste due date sono già comprese nel calendario.

Impianti esistenti

Non è sempre necessario rifare tutto. Molti impianti funzionano male per cause che si sistemano: irrigatori sbagliati per la distanza che devono coprire, settori sovraccarichi, testine consumate, programmazione ferma a com’era cinque anni fa.

Un controllo completo dice quali problemi si risolvono con una regolazione e quali richiedono di rimettere mano alle linee.

Il prato fa chiazze sempre lì?

Nove volte su dieci è l’impianto, non il prato. Un controllo settore per settore lo dice in un pomeriggio.

Lun–Ven 8–12 / 14–18
Domande frequenti

Quello che
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Se la vostra domanda non è qui, chiamateci: rispondiamo volentieri anche prima di un preventivo.

Almeno due volte l’anno: all’apertura in primavera, per verificare irrigatori, perdite e programmazione della centralina, e alla chiusura in autunno, quando l’impianto va scaricato per evitare che il gelo rompa tubazioni e valvole.

Durante la stagione conviene controllare che i settori bagnino ancora in modo uniforme: un irrigatore storto o una testina sporca si vedono prima sul prato che sull’impianto.

Sì. Si lavora con scassi stretti che si richiudono e che dopo qualche settimana non si vedono più. Su un prato in buono stato l’operazione è meno invasiva di quanto si teme.

Costa un po’ di più che farlo in fase di cantiere, ma molto meno che continuare a irrigare a mano un giardino che non lo sopporta.

Servono a cose diverse e in un giardino ben fatto ci sono entrambi. Gli irrigatori coprono il prato, che ha bisogno di bagnatura uniforme su tutta la superficie.

I gocciolatori servono nelle zone piantumate, dove l’acqua deve andare al piede della pianta e non sulle foglie: si spreca meno, si bagnano meno le infestanti e si riducono le condizioni che favoriscono le malattie fungine.

Il risparmio non viene dall’impianto in sé ma da tre cose: settori dimensionati bene, così che ogni zona riceva quello che le serve e non quello che serve alla zona più assetata; irrigazione nelle prime ore del mattino, quando l’evaporazione è minima; e bagnature lunghe e distanziate invece che brevi e frequenti.

Un sensore di pioggia collegato alla centralina evita poi il caso più antipatico: l’impianto che parte sotto il temporale.

L’acqua rimasta nelle tubazioni e nelle elettrovalvole gela e si espande. I danni tipici sono valvole spaccate, raccordi aperti e testine da sostituire, e si scoprono tutti insieme alla riapertura di primavera.

La chiusura è un intervento breve: svuotamento delle linee, scarico dei punti bassi e messa a riposo della centralina. Costa una frazione di quello che costa ripararla.

Parliamone

Un impianto fatto bene
non lo notate mai.

È quando qualcosa non funziona che si comincia a guardarlo. Se il vostro giardino ha zone che non vengono mai come le altre, partiamo da lì.