Progettare non significa scegliere le piante. Significa capire un luogo abbastanza bene da sapere, prima di spendere, cosa ci vivrà bene e cosa no. È la parte del lavoro che l’azienda fa da anni sotto il nome di progettazione del paesaggio: leggere l’ambiente naturale che c’è e intervenire senza forzarne la geometria.
Dove batte il sole e per quante ore, in inverno e in estate. Un muro a nord, l’ombra di un edificio vicino o di un albero maturo cambiano completamente la lista delle piante possibili. È anche il motivo per cui lo stesso prato riesce splendido da un lato della casa e rado dall’altro.
Dove scorre l’acqua quando piove forte e dove si ferma. I ristagni sono la causa più comune di piante che marciscono senza motivo apparente, e si risolvono in fase di terreno, non dopo.
Cosa c’è sotto i primi venti centimetri. Nei giardini delle case nuove, sotto la terra di riporto, si trova spesso materiale di cantiere compattato: finché resta lì, nessuna radice scenderà.
Un albero maturo o una siepe formata valgono anni che non si comprano. Prima di togliere qualcosa vale la pena chiedersi se il progetto non possa girarci intorno.
Bambini che ci giocano, un cane, un tavolo per dieci persone d’estate, una piscina, la voglia di non passarci troppo tempo a lavorare. Sono queste cose a decidere quanto prato serve davvero e quanta parte conviene rendere piantumata.
Sui progetti che lo meritano — superfici importanti, parchi, strutture ricettive, situazioni con vincoli o con un’idea architettonica forte da rispettare — collaboriamo con paesaggisti e professionisti della progettazione del verde. È una scelta che consigliamo apertamente quando serve: il disegno cresce di qualità e noi restiamo quelli che lo realizzano e poi lo mantengono.
Molti dei nostri interventi partono da giardini fatti anni fa che oggi non funzionano più: le piante sono cresciute, l’ombra si è spostata, l’uso della casa è cambiato.
In questi casi il progetto è soprattutto una selezione: cosa tenere, cosa contenere, cosa spostare. Costa poco e fa risparmiare molto.
Il sopralluogo serve a capire il posto. Da lì si decide se il vostro giardino ha bisogno di un progetto completo o solo di qualche scelta fatta bene.
Dipende dall’ampiezza del lavoro. Per un intervento che realizziamo noi, lo studio necessario a fare un preventivo serio è parte del servizio.
Per una progettazione articolata — superfici importanti, tavole dettagliate, coinvolgimento di un paesaggista — si ragiona a parte, e ve lo diciamo prima di iniziare.
Sì, si può fare. Va detto però che buona parte del valore di un progetto sta nel fatto che chi lo ha disegnato sarà anche quello che apre il terreno: molte decisioni si prendono davvero solo quando si vede cosa c’è sotto.
Per un giardino residenziale si ragiona in giorni, non in settimane, una volta fatto il sopralluogo. I tempi si allungano quando serve un rilievo più accurato o quando entra in gioco un paesaggista.
Le vostre indicazioni sono benvenute e spesso sono il punto di partenza. Il nostro lavoro è dirvi quali di quelle piante staranno bene dove volete metterle e quali no, e proporre alternative che danno lo stesso effetto senza combattere ogni anno contro l’esposizione sbagliata.
Spesso sì. Nei giardini fatti anni prima le piante sono cresciute, l’ombra si è spostata e l’uso della casa è cambiato: il progetto diventa una selezione di cosa tenere, cosa contenere e cosa spostare. Costa poco e fa risparmiare molto in sostituzioni.
Portate una piantina se ce l’avete, altrimenti bastano il posto e due parole su come vorreste usarlo.